Occhi e orecchie di Prism sull'Italia: sms, mail e telefonate intercettati

Written By Unknown on Selasa, 22 Oktober 2013 | 15.36

La notizia non stupisce ma anzi era in qualche modo attesa: il programma di sorveglianza Prism della National Security Agency statunitense, nota con la sigla NSA, vede coinvolta anche l'Italia nel ruolo di vittima. Il vertice del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) non ha perso tempo, chiedendo chiarimenti al governo USA esattamente come ha fatto la Francia nel corso delle ultime ore, in quanto soggetta alle stesse attenzioni.

Ricordiamo brevemente, stringendo al massimo un discorso molto complesso, che Prism è un programma di sorveglianza elettronica che doveva essere, almeno in teoria, di massima segretezza, portato alla luce dall'ex tecnico della CIA Edward Snowden, attualmente rifugiato politico in Russia. I servizi segreti USA, attraverso le proprie agenzie, hanno impiegato moltissimi sforzi in seguito agli attacchi terroristici dell'11 settembre 2011, mettendo in campo una rete di spionaggio elettronico su vastissima scala. Prism è uno di questi, attivo fin dal 2007, ai tempi della seconda presidenza George W. Bush.

Lo scandalo di questi giorni, che vede appunto coinvolte Francia e Italia (probabilmente ne seguiranno altre), pone seri interrogativi sulla privacy e su come questa possa essere liberamente interpretata o aggirata, e da parte di chi. Una cosa è certa: essendo ormai impossibile negare l'esistenza di una rete spionistica su vasta scala, gli enti autorizzati a rispondere giustificano tutto nel nome della lotta al terrorismo, a qualsiasi costo.

Il problema, come è facile intuire, è estremamente complesso e vede nascere nell'opinione pubblica una forte indignazione, che avrà ripercussioni a livello globale pur con tempi lunghi. Il Corriere riporta alcuni passaggi dell'incontro della nostra delegazione Copasir col vicedirettore dell'NSA avvenuta quasi un mese fa, in cui un perplesso Claudio Fava (SEL) riassume in poche parole la situazione: "È un sistema di raccolta a strascico in base ad alcuni sensori. I vertici dei Servizi Usa ci hanno spiegato che il loro scrupolo principale è stato quello di rispettare le leggi americane sulla privacy e intervenire a tutela della sicurezza del Paese. Che tutto questo confligga con le leggi nazionali di Paesi alleati è un punto di vista che loro non hanno, ma che noi dovremmo avere".

Detto in parole più semplici: in USA il Patriot Act ha permesso di sciogliere le strette maglie della privacy nel nome dell'antiterrorismo, con la conseguenza che un sistema come Prism, sul territorio nazionale USA, rispetta le leggi. Sempre in nome dell'antiterrorismo, però, il pensiero USA è quello di monitorare il più possibile il traffico da e verso gli Stati Uniti, con la conseguenza di coinvolgere paesi amici e non nel gioco dell'intercettazione.  Il sospetto degli analisti è che quanto emerso sia solo la punta dell'iceberg, poiché molte delle informazioni raccolte non possono non coinvolgere anche ISP e altri enti ad oggi tenuti fuori dalla questione.

Anche mettendoci tutta la buona fede del mondo non può nascere che un sentimento di fastidio e indignazione di fronte alla certezza che decine di milioni di conversazioni e scambi di chat, raccolte in anni, si trovino non solo sui nostri terminali ma anche in server da qualche parte del mondo, ad uso e consumo di agenzie straniere e a nostra insaputa. Come alcuni articoli sull'argomento hanno già evidenziato, non si ha la certezza di che fine faranno quei dati e in che mani possano ricadere in futuro.


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